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Nuovo Technics SL-1200GAE

E' ufficiale, Technics ripropone un suo classico, il nuovo giradischi SL-1200 MKII GAE, ed è la riconferma di un piatto che ha fatto la storia delle radio e dei deejay.

La storia.

Il 26 ottobre 2010 è arrivata la notizia ufficiale : lo storico e vendutissimo giradischi Technics SL 1200 MKII viene messo definitivamente fuori produzione. Il marchio Technics, di proprietà di Panasonic Corporation, ha emesso un comunicato stampa nel quale si afferma che la produzione del famoso giradischi nel decennio 2000-2010 si è fortemente ridotta a causa delle nuove tecnologie e alle difficoltà nel produrre e reperire i vari componenti necessari per la realizzazione del piatto.


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Giradischi Technics SL-1200 MKII


Durante l'IFA 2014, una "fiera" annuale tenuta nei primi giorni di settembre nella quale le aziende presentano le loro novità produttive, Panasonic annuncia a sorpresa il restyling del marchio Hi-Fi "Technics", con la rimessa in produzione di molti apparecchi audio Hi-Fi, tra cui un nuovo giradischi identico al Technics SP-10 del 1982.

Due anni dopo, in occasione del Bristol Show 2016, Panasonic ha presentato un nuovo modello di giradischi, il Technics SL-1200G, esteticamente simile ai precedenti modelli, ma basato su un progetto completamente nuovo, riprendendo la produzione di giradischi analogici dopo 6 anni. Il nuovo modello è progettato per avere prestazioni superiori rispetto a tutti gli altri della famiglia, e, dato l'elevato costo (circa 3500 euro) attribuito dalla casa all'intera riprogettazione, verrà affiancato da una variante più economica, anche se i progettisti non hanno ancora rivelato dettagli significativi.


Technics-SL1210MK2top.png


Giradischi Technics SL-1210 MKII Black


Lo storico modello Technics SL-1200 MKII ha fatto la gioia dei DJ di ogni epoca, grazie alla sua proverbiale affidabilità dovuta al sistema direct drive (trazione diretta) su cui si basa. Nella sua nuova interpretazione punta non solo a essere un giradischi “da ascolto” per gli audiofili che cercano qualità, ma anche e soprattutto un insostituibile strumento di lavoro per i disc jockey, grazie all’altissima attenzione ai dettagli e all’indispensabile stabilità e precisione nella riproduzione dei vinili.

Con l’aumento della domanda, nel comparto dischi in vinile, Technics ha deciso di ripartire dopo aver fatto uscire di produzione il precedente SL-1200 MK6, quattro anni fa.


Technics-SL-1200-MKII.jpg


Per il momento sappiamo con certezza che la prima ri-distribuzione di giugno 2016 è stata costituita esclusivamente dalla serie limitata SL-1200GAE per il 50° anniversario Technics, e che solo in tardo autunno inizierà la distribuzione del modello standard SL-1200G.

Il nuovo giradischi ha le stesse caratteristiche del 1200, in primis estetiche, con qualche novità in più : avrà un motore più potente, un braccio più sensibile, e una base di alluminio ancora più pesante e stabile.


Technics-SL-1200GAE.jpg


Giradischi Technics SL 1200-GAE Limited Edition


Se impari con i dischi in vinile, impari un'arte !

a cura di Marco ReverberiFiAUDIO consigli, curiosità e riflessioni






si prega di NON scaricare e ripubblicare altrove le immagini qui riportate senza la dovuta autorizzazione del proprietario della foto, grazie

registrare ed ascoltare - Files Digitali

di Marco Reverberi (aggiornamento 2012)


Dai primi anni novanta ad oggi, la registrazione audio digitale ha fatto molta strada. Dalle prime, ingombranti (e costose) macchine ai sofisticati software oggi disponibili per qualsiasi esigenza. Attualmente si trovano sul mercato decine di schede, programmi e codificatori in grado di ottenere file audio di alta qualità.

Tuttavia occorre tenere ben presente che per realizzare un file audio digitale (lineare o “compresso” che sia) è strettamente necessario rispettare alcune fondamentali regole. Se intendiamo trasferire il contenuto di un disco in vinile, non basta un giradischi! Per ottenere il medesimo risultato all’ascolto, è d’obbligo seguire una sorta di “filiera” tecnica:

ovviamente il disco

un giradischi (possibilmente di qualità)

testina e stilo (possibilmente di qualità)

da qui alla amplificazione del segnale:

preamplificatore o amplificatore, dal quale utilizzeremo un’uscita ausiliaria per la registrazione.

Utilizzando un cavetto RCA stereo, porteremo il segnale dall’amplificatore al PC o Mac che sia.

A questo punto avremo la certezza che la qualità (almeno minima) della sorgente analogica, è assicurata.

Ad oggi tutti i computer commercializzati sono dotati di una scheda audio integrata. Oltre al software di gestione della scheda, la parte meno conosciuta di una scheda audio è la cosiddetta “componentistica”, ovvero tutti I “pezzi” elettronici che la compongono.

Tra questi troviamo il vero cuore dell’intera operazione: il convertitore A/D (analogico/digitale).

Il convertitore è un circuito elettronico che elabora le informazioni analogiche che riceve e le trasforma in digitali (numeriche), necessarie per essere elaborate dal computer.

I convertitori disponibili sul mercato sono moltissimi, preparati in configurazioni anche molto diverse in base al lavoro che devono svolgere. Normalmente le schede integrate montano convertitori “base” dai costi contenuti e dalla qualità appena accettabile. Basti pensare che un convertitore di base può costare dai 12 ai 20 dollari U.S.A. mentre uno di altissima qualità può arrivare a 200.

Per chi pretende dunque qualità, l’unica via possibile in questo senso è una scheda audio da inserire in uno slot libero del PC (basta un minimo di competenza) o scegliere una delle tante schede audio esterne, da collegare facilmente tra la sorgente analogica ed il computer.

Fatto questo, saremo pronti per la registrazione vera e propria. Senza registrare eseguiremo una prova attraverso il programma di registrazione audio, dove imposteremo il livello (normalmente indicato in decibel) in modo che i cosiddetti “picchi” arrivino o superino di poco la zona rossa.

Registriamo il vinile. Fermiamo la registrazione e salviamo il tutto. Importante: useremo il “salva come” nel formato che desideriamo, scegliendolo fra i tanti proposti dal programma. Se il nostro fine è quello di salvare il file come MP3, si consiglia vivamente di utilizzare codifiche di almeno 192 Kbps e utilizzare la funzione “joint stereo”.



MP3 questo sconosciuto

di Marco Reverberi (2008)


Tutti lo conoscono, tantissimi lo usano, pochissimi sanno cos’è un “MP3”.

In generale si tende a pensare che si tratti di dati “compressi”, ma non è così.

Il nome del formato audio completo è MPEG-3, ovvero un gruppo di ricercatori chiamato “Motion Pictures Expert Group” ed il numero 3 sta per terzo livello di sviluppo (layer 3).

Il gruppo ha sviluppato questa tecnologia diversi anni fa  principalmente per consentire trasmissioni audiovisive  veloci tramite Internet, mantenendo una elevata qualità.

Per fare questo ancora oggi è necessario occupare il minor spazio possibile e per questo è stato creato l’ MPEG, che attraverso un laborioso sviluppo dello schema di codifica chiamato “Perceptual Coding” è arrivato allo standard odierno, il Layer-3.

L’MPEG si basa sul principo scientifico della Psicoacustica, una importante ricerca sui meccanismi della percezione uditiva dell’uomo.

Gli studi scientifici hanno dimostrato come nell’apparato uditivo umano vi siano limiti fisici invalicabili in natura.

L’orecchio umano infatti non è in alcun modo in grado di percepire e discriminare le frequenze deboli a ridosso di quelle più forti (effetto di mascheramento).

Durante la conversione di un file audio in MP3, tutte le informazioni sulle frequenze deboli (quindi mascherate)

vengono eliminate perché impossibili da udire per l’orecchio umano.

La stessa cosa avviene per le frequenze direttamente inudibili per l’uomo, ovvero sotto la soglia dei 20 Hz e sopra la soglia dei 20 Khz. Ecco perché non si tratta di “compressione”. Per comprimere fisicamente qualcosa è necessario avere a disposizione tutto il materiale originale (in questo caso i dati). Ad esempio si può comprimere la spazzatura in un sacco, ma nel nostro caso viene tecnicamente liberato spazio, proprio come riordinare un garage buttando le cose inutili rendendolo più agibile.

Le frequenze rimaste infatti non vengono toccate dalla codifica.

Il metodo è molto complesso e si sviluppa approssimativamente in questo modo:

ottenuta la forma d’onda, le informazioni che la costituiscono vengono suddivise in 32 sottobande in grado di coprire tutte le frequeze udibili. Complessi algoritmi calcolati utilizzando la Psicoacustica, individuano per ognuna delle 32 bande le frequenze non udibili dall’orecchio umano.

A questo punto vengono eliminate le frequenze ritenute inutili, tenendo conto delle molte varianti legate alle frequenze ed a fattori temporali. Inevitabilmente si determinano problemi inerenti le frequenze parzialmente mascherate da altre. In questo caso la codifica calcola il numero necessario di bits per rappresentarle, non dimenticando che errori di quantizzazione sono sempre possibili, anche se non direttamente udibili dall’uomo.

Ciò che rimane dopo l’intervento degli algoritmi, viene organizzato in quello che si chiama propriamante “Bitstream”, il cui flusso di dati porta alla creazione del file MP3.

Quando si crea un MP3 è’ molto importante fare attenzione al “Bitrate”, cioè il numero di bit per secondo utilizzato (Kbps).

Secondo lo standard il minimo indispensabile è di 128 Kbps, ovvero 128 Kilobit per secondo, 64 per canale, se stereo.

Si possono ovviamente raggiungere rate molto più elevati per raggiungere una qualità praticamente indistinguibile dall’originale.

Per ottenere un MP3 di elevata qualità consiglio almeno 160 Kbps per canale, 320 Kbps complessivi se stereo.

MP3: stereo o “joint”?

di Marco Reverberi (2010)


Quando decidiamo di convertire dell’audio in MP3, il programma che stiamo utilizzando probabilmente ci chiederà come lo vogliamo salvare, se Stereo o Joint-Stereo. Bella domanda. “Joint” letteralmente in inglese significa giunto, congiunzione, anche articolazione...Occorre sapere che se scegliamo l’opzione “Joint” l'encoder, attraverso i sui algoritmi, troverà tutti i punti in comune tra i canali destro e sinistro. Utilizzando i due canali “MID” ovvero sinistro e destro insieme e “SIDE” ciè la differenza tra sinistro e destro, è in grado di ottimizzare i bit per codificare il canale Side, utilizzandone di più per elaborare il canale Mid.

Nel caso però che la differenza tra i due canali risulti eccessiva, la codifica lavorerà in modalità stereo, ma solo nei punti necessari.

La codifica Joint-Stereo raggiunge l’optimum al di sotto dei 224 kbps, un compromesso eccellente, visto il bit-rate. Attenzione però, la codifica Joint-Stereo applicata a bit-rate molto elevati, sopra i 300 kbps ad esempio, potrebbe addirittura portare ad un risultato degenerativo. In questo caso, con bit-rate elevati, si consiglia l’utilizzo della codifica “Stereo”, ovvero la “normale” codifica.


La “morte” del Technics SL-1200MKII

di Marco Reverberi (2010)


La notizia è arrivata ufficialmente il 26 ottobre 2010, ma era nell'aria già da tempo.

Lo storico e vendutissimo giradischi Technics SL-1200 MKII è definitivamente fuori

produzione.


Il marchio Technics è di proprietà della Panasonic Corporation (ex National ed ex

gruppo Matsushita) ed ha affidato la notizia ad uno scarno comunicato nel quale si

afferma che la produzione del 1200 nell'ultimo decennio (2000-2010) si è

estremamente ridotta a causa delle nuove tecnologie disponibili sul mercato ed alla

reale difficoltà di reperire e produrre i vari componenti di qualità necessari alla

produzione del giradischi.


Inutile definire i dettagli tecnici di questo giradischi amatissimo dai DJ e spesso sogno

proibito di giovanissimi appassionati di "mixing" fin dal 1979.


Qualcuno ancora oggi inizia e cerca disperatamente un 1200 usato perché (qui sta la

differenza) se impari con i dischi in vinile, impari un'arte.


Nei giorni della notizia, ho personalmente contattato al Panasonic Italia chiedendo

spiegazioni e ciò che segue è la risposta ufficiale:


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